SITO SOCIAL PERSONALE DI FRANCESCO ANTONIO LUPINACCI


COME FUNZIONA?
COME UN CLUB PRIVATO DI DISCUSSIONE E SOCIALIZZAZIONE. IN QUESTO SITO NON CI SONO, NE MAI CI SARANNO, COOKIE.
NELLE NOSTRE DISCUSSIONI I TESTI, LE NOTIZIE, LE FOTO, I VIDEO, GLI AUDIO ED I FILE DA VOI INSERITI,
SARANNO' DA NOI TECNICAMENTE PROTETTI DA QUALUNQUE TENTATIVO DI INTRUSIONE ESTERNA E TUTTO IL VOSTRO CONTRIBUTO SARA', PER SEMPRE, SOLO VOSTRO, CANCELLABILE DA VOI DEFINITIVAMENTE, QUANDO VORRETE, E NON SARA' MAI DA NOI COPIATO O CEDUTO A NESSUNO.

QUALUNQUE TENTATIVO DI VIOLAZIONE SARA' DENUNCIATO AL GARANTE ITALIANO DELLA PRIVACY

IN COSTRUZIONE
 


I MIEI VECCHI LIBRI NON VANNO IN PENSIONE, IO SI, VISTO CHE IL MIO EDITORE (PROGETTO 2000) HA DECISO DI RISTAMPARLI.
SARANNO DISPONIBILI DI NUOVO ON LINE SUL SITO DELLA MONDADORI DAL 26 AGOSTO 2019.
MA ANCHE SUL SITO IBS DALLA STESSA DATA. AMAZON LO DA ANCORA NON DISPONIBILE MA SARA' CERTO INFORMATO DALL'EDITORE.
UNA CURIOSITA', SU AMAZON APPARE ANCHE IL LIBRO DI UN MIO OMONIMO RISALENTE A 106 ANNI FA, SULL'IPPICA. IL MIO AVO AVEVA CAPITO TUTTO DELLA VITA, GLI RESTAVA SOLO L'IPPICA.
NON TROVERETE MOLTE INFORMAZIONI SU QUESTI SITI DI VENDITA, PERCIO' INSERIREMO QUALCOSA NOI, QUI.
I LIBRO
INDICE LIBRO
II LIBRO
INDICE E PRESENTAZIONI
III LIBRO
 
I LIBRI (parto dal IV, non ancora terminato, ci siamo quasi; lo considero il più importante di tutti gli altri pubblicati)
BOZZA DELL'ULTIMO LIBRO:

IL GIULLARE DI DIO

INIZIATO TRENTA ANNI FA E', ORA, IN VIA DI REVISIONE.  IN ALCUNE SUE PARTI, E' IL LIBRO PIU' COMPLESSO CHE ABBIA MAI SCRITTO. NON AVENDO INTENZIONE DI ANDARMENE PRESTO, SAPRETE LA DIFFERENZA TRA VOI ED UNA COLONIA DI INSETTI. MA CERCHERO' DI SEMPLIFICARLO. IN PRATICA CONTIENE LE MIE RISPOSTE A QUELLO CHE OGNUNO AVREBBE VOLUTO CONOSCERE NELLA VITA SULL'ESISTENZA SUA PERSONALE E SULL'ESISTENZA DI TUTTO IL RESTO. SONO IN RITARDO PERCHE' ODIO SCRIVERE. MOLTO PROBABILMENTE LO PUBBLICHERO' IN FORMA DIGITALE E SARA' LEGGIBILE CON MOLTE APP SCARICABILI.

Breve storia del giullare di Dio

Informatori.it·Venerdì 4 maggio 2018
Breve storia, tra il reale, il fantastico e l’umoristico di Francesco Antonio Lupinacci, calabrese.

I PARTE

E il giullare disse: se gli apostoli non mi daranno un buco in cui vivere, ditelo prima; mi porterò un trapano (se non avete almeno espresso o pensato l’ombra di un sorriso, lasciatemi solo col mio dolore e leggete qualcos’altro, questa opera non è stata scritta per voi). La tristezza in quest’opera è bandita e si sorride su tutto, persino sulla scienza, sulla creazione del mondo, su quello stupido animale dell’essere umano e, tremate, su “nostra sorella morte corporale”.

D’altra parte anche la famosa frase «Essere, o non essere» (To be, or not to be nell'originale inglese) dell'Amleto di William Shakespeare poteva essere un rigurgito; un’ombra profonda dell’umorismo che giaceva sepolto dentro l’animo di quell’uomo che scriveva solo tragedie.
Mi piace pensarlo. Ci spero. Altrimenti poveretto lui; che vita da cane solitario.

Io avrei invece scritto “ridere o non ridere”; questa è la vera tragedia.

Pensate che alcuni scelgono di non ridere perché hanno timore di morir dal ridere. Che tragedia.
Poveretto lui. Che modo barbaro di passarsi il tempo, cercare la verità sull’essere nelle tragedie invece di rivoltarsi ogni attimo tra le frasi dell’uomo alla ricerca dell’umorismo fuggente. Ultimo reale e vero rimedio delle proprie miserie umane.

Per questo con quest’opera vorrei anche insegnarvi a sorridere, oppure compratevi una copia in inglese dell’Amleto e leggetela a letto prima di dormire.

(Premessa. Questo testo viene continuamente integrato ed aggiornato finchè non scriveremo: ABBIAMO FINITO (se mai si può finire un'opera come questa senza una condanna all'ergastolo). Ovviamente oltre che per farvi dubitare di ciò che avete letto l’ultima volta, allo scopo primario di farvi rileggere il testo varie volte, per divenire miei grandi amici o miei grandi critici ; o entrambi, poiché di entrambe le cose qualunque scrittore sarebbe felice).

Nel testo sono state usate la storia curriculare classica dell'autore (sotto titolo: come vivere da genio incompreso. Che domande, basta andare a vivere in Cina, non vi capirà nessuno), la storia araldica del suo cognome e gli studi filosofici e scientifici fatti nella mia vita.

Se vi possono interessare, pregate che riesca a finire questa opera. I miei amici alati mi dicono che un certo “Albert” mi attende per contestarmi tutte le mie teorie. Non vedo il momento di fargli “vedere” le mie “teorie”. Ma se Lui è dove dovrebbe essere queste cose le sa già. Vabbè, vuol dire che mi insegnerà a giocare a scacchi ed io gli insegnerò la briscola.

Non molti lo sanno, ma anche egli ha sofferto molto nella sua vita; è l’ora che impari a ridere anche lui. La prima cosa che gli confermerò è che in questa realtà, ed in questo tempo, pochissimi, pur avendo la sua intelligenza, hanno l’ingrediente indispensabile per arrivare alla verità, l’umiltà.

Potrei chiedere al nostro Amico e Padre una licenza per dispensarmi da tale umiltà ma credo che i suoi piani siano diversi.

Per tale motivo noterete certamente l'uso di forme grammaticali irregolari, passando all'improvviso dalla prima alla terza persona singolare,(it.wikipedia.org/wiki/Terza_persona_(narrativa) . Non fateci caso; è solo fatica inutile. Questo non è un libro qualunque. Ricordate che qui leggerete due e più storie in una. L’importante è che esista e sia percepibile, per chi legge, un’armonia tra le frasi ed i paragrafi. Amo la scrittura come un vero pittore ama le sue opere ed un vero musicista ama le sue composizioni, oppure come un eremita ama il suo cagnolino. Eppure sono fermamente convinto che chi segue, perché si sente obbligato o per qualunque altro motivo, le regole della pittura non è un vero pittore, forse è un imbianchino, come pure chi segue le regole della grammatica non è un vero scrittore ma un operaio di lettere volgarmente detto scribacchino.

Accendiamo la mente e partiamo.

E’ documentata la presenza e la storia dei Lupinacci in Calabria dalla metà del XIII sec. d. c. , ai tempi della casa di Aragona e di Federico II, Re della Trinacria anche con l’aiuto dei Lupinacci di allora. Viene infatti riportata e documentata la decorazione con il cingolo militare da parte degli Aragonesi ai feudatari di Carfizzi e San Remigio; a Marco Antonio Lupinacci ed al figlio Giulio. Essendo una decorazione militare derivava evidentemente dal loro aiuto agli aragonesi nelle frequenti battaglie del tempo. Escludiamo che i Lupinacci abbiano meritato tale decorazione in una partita a scacchi.

Delle gesta dei Lupinacci, non sappiamo se siano state nobili o cruente. Di sicuro furono a difesa dei territori Calabri e degli Aragonesi; per cui non possiamo assumerci alcuna responsabilità, ne merito, visto che di loro sappiamo solo che erano nostri avi e che, a quei tempi, erano feudatari. Meno male che allora i feudatari le tasse certamente riuscivano ad incassarle dal popolo. Oggi, io almeno, non faccio che pagarle.

Uno dei miei desideri, o dei miei sogni impossibili, vorrebbe che fossero stati come tutori e maestri dei miei avi, S. Agostino e Cassiodoro. Il collegamento tra questi due enormi geni del passato e la mia famiglia è vicino all’impossibile, non avendo di essa notizie prima del XIII sec. a.c. in quanto in quel tempo mancava ancora chi sapesse stampare i libri; Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg (Magonza, 1390-1403 circa – Magonza, 3 febbraio 1468)., ma soprattutto, se mi somigliavano almeno un poco di carattere, lo scrivere non era proprio il loro hobby preferito.

La vita di S. Agostino, d’altra parte, fu molto legata alla sua cara madre, e grande intellettuale, Monica e vi sono poche notizie sui suoi discepoli. Agostino fu battezzato, per merito di Monica e S. Ambrogio, vescovo di Milano, nel 387 d. c. , mentre la madre mori di malaria ad Ostia, all’età di 56 anni. Cosa che non sarebbe accaduta se ci fossero stati degli informatori del farmaco preparati ed in gamba (magari con qualche campione) in quella zona.

Dopo vari secoli il corpo di Monica fu trasferito a Roma nel 1430, in quella che oggi è la chiesa di S. Agostino. Ciò mentre la casa e monastero di Cassiodoro, pur se geograficamente e, forse, per volontà di Dio, si trova a poche centinaia di metri dalla mia casa, è distante, temporalmente, diverse centinaia di anni da entrambi loro (parliamo di circa il 550 d. c. quando Cassiodoro fu nominato governatore di Lucania, Calabria e Sicilia).
Conoscendo a sufficienza la sua storia, sospetto che il suo primo pensiero possa essere stato: “ma non potevano nominare a Mattarella” . Ma, non per questo viene meno la mia ammirazione per entrambi ed il mio desiderio di studiarne l’intelletto e la fede. Non di quel brav’uomo di Mattarella, non conoscendolo, ma di cui però ammiro l’incrollabile pazienza.

Ricordiamo agli smemorati che da decenni i titoli nobiliari, non sono più legalmente riconosciuti negli Stati repubblicani, e valgono meno dello stipendio di un’operaio disoccupato; a meno di non aver anche dimenticato di possedere qualche castelletto o palazzo, qui e là, e diverse migliaia di ettari di terreno coltivabile.

Ciò per chiarire i veri motivi dell'interesse che ho di provare l’antichità del mio cognome e dei miei avi. Infatti vorrei solo riuscire ad escludere per logica che delle sante suore di un convento calabrese del XIII Sec. d. c. possano aver trovato la culla di un mio diretto avo sulla porta del convento, chiamandolo, per buon augurio “Bonaventura” o, peggio, se prima fosse riuscito a mordere il naso della suora priora, lo avessero chiamato “Piccola peste”.

Ciò poteva in teoria essere accaduto ma, salvo distrazioni di qualche parente troppo vivace, il caro pargolo non era un Lupinacci, i quali, a mio parere, si facevano gli affaracci loro da qualche altra parte della Calabria, tenendosi ben stretto il loro cognome e contando i loro parenti ogni mattina. Questo spiegherebbe anche perché esistono, ancora oggi, solo poche centinaia di Lupinacci.

Per cui, per chi, specie se calabrese, si trovasse ad avere la sua storia odierna casualmente collegata con quella di una famiglia mia omonima, risalente ad un migliaio di anni fa, non avrebbe nulla di cui vergognarsi. Siamo sempre tra noi e siamo ancora poche decine di famiglie; benché concentrati in Calabria ma diffusi in diverse nazioni del mondo. Di un solo fatto sospetto l’esistenza in tale pluricentenaria razza familiare; non erano molti i componenti di essa ammalati di quella rara malattia chiamata “stupidità”.

Uno degli aspetti che ho trovato in comune in coloro che portano il mio cognome, ma che non determina nulla di certo nella successiva progenie, è il caratteraccio e l’umorismo che, di per se non dovrebbero concordare tra loro, pur testimoniando di avere avuto personalmente ampie prove della loro coesistenza.

Si laurea (qui torno alla mia storia curriculare), dopo aver superato il primo biennio in Medicina e Chirurgia, in Scienze Biologiche all'Università di Messina, grazie anche alla robustezza del suo fegato. Allora il mio coraggio, che ritengo genetico, non essendo riuscito a liberarmene nella vita e che considero, in certe situazioni, più un danno che un vantaggio e di cui ho sempre temuto in alcuni casi le conseguenze, era, purtroppo, una virtù vitale ed indispensabile alla sopravvivenza in quella stimata università siciliana, e ne ebbi prova in una situazione che, dopo tanti anni, può trovare posto solo nei miei ricordi poiché avendo dell’incredibile rischierei di perdere la residua credibilità (anche qui sono passato da una forma verbale ad un’altra).

Una cosa è certa, in Calabria ed in Sicilia vi sono più persone armate che negli USA e getta, e davanti a questi ferri puoi fare tre cose: scappare, dare occhiatacce o ridergli in faccia. Io ho sempre risolto i miei guai con la terza scelta, anche perché una quarta scelta l’ho tentata ma non era alla mia portata, essendo questi più veloci di Pietro Mennea.

Il presidente del corso di laurea in scienze biologiche era il prof. Diego Cuzzocrea, mio precedente docente di chimica, molto noto e stimato nell’università di Messina di cui fu poi Magnifico Rettore dal 1995 al 1998. Anche egli, come me, proveniente dal corso di Medicina e Chirurgia e con lui superai l’esame di chimica che venne riconosciuto come due materie, generale ed organica, nella facoltà di scienze biologiche.

Ricordo con certezza che aveva la bocca leggermente aperta, insieme agli altri membri della Commissione, a meno che non fossero tutti asmatici, mentre descrivevo la mia tesi di laurea, in cui ipotizzavo che la società umana si comportava come la società degli insetti (formiche, api) in analogia ed a conferma delle teorie evolutive di Pavlov. Nel frattempo il mio stimato docente e relatore, professore di biologia marina, di cui non ricordo il nome, scelse la politica del silenzio, forse per evitare l’entrata in bocca di qualche mosca estiva di passaggio; ma nella sua mente e dalla sua espressione mi parse di percepire il pensiero “perché non ci ho pensato prima io”. La risposta era ovvia: perché pensare è faticoso, ed in più pare sia rischioso se si pensa troppo. Potresti diventare intelligente e metterti a scrivere un libro.

Alla fine della mia esposizione, richiusero tutti, educatamente, la bocca (chiaramente non erano asmatici) e non poterono fare altro che aumentarmi del massimo consentito il voto di laurea di partenza, 92, come mi fecero notare mentre ci scambiavamo un po' di caldo sudore delle mani ed un saluto. Ma, pur essendo stato incrementato del massimo possibile per una commissione di laurea, fu appena sufficiente a farmi portare a casa uno scarso 99/110. A dirla tutta il 99 non mi piace. Pensai che avrei anche preferito portarmi sul “continente” il 98.

La cosa, pur essendo il 99 decisamente parente stretto del 100, mi fece venire una gran fame ed una voglia di tornarmene, magari con me stesso, al di là dello stretto di Messina, sui cui traghetti si possono ancora oggi mangiare degli/delle arancini/e (cosi diversamente chiamate secondo la zona della Trinacria), che nulla hanno a che fare con la tristezza.

Per fortuna io, me, o qualcun altro, a vostro parere; la cui natura già si distingueva da tempo per tali o simili reazioni, pur banchettando su quasi tutte le votazioni di studio possibili, non ho mai studiato per i voti di laurea o di altro tipo, ma per trovare la verità più probabile sulle storie evolutive delle creature viventi ed anche delle creature materiali che vagano nello spazio (non svenite per favore e non pensate di chiedere un TSO o smetto), che nutrono i germogli di vita nel nostro pianeta e che, erroneamente, sono considerate non viventi come la crosta terrestre, o la crosta della pelle di un pollo al girarrosto, e fui, quindi, abbastanza soddisfatto di quella tesi, che allora era, ed è, per me, una specie di prefazione al libro che state leggendo e già pensavo di scrivere, e che spero ora di concludere con l’aiuto di qualche altro pollo arrosto e della vostra pazienza nel seguirmi. Ma lasciate le armi a casa, divento nervoso, e voi tutti, gente del sud, sapete che basta una penna per far fuori uno antipatico.

Ero, anche allora, consapevole che i miei pensieri e le mie teorie non erano originate per quel tempo e per le persone che mi erano fisicamente vicine. Della cosa non poteva importarmene di meno, perché la verità sull’esistenza umana non si cerca per gli altri ma per se stessi, e, volendo essere generosi, se qualcun altro ne beneficia, è dovuto alla grazia di Dio.

La stupidità umana andrebbe analizzata a fondo, come tutte le malattie rare, perché esiste. Altro che se esiste e non è affatto rara. E’ forse una delle poche malattie veramente inguaribili della razza umana. Ne ebbi conferma anni dopo, visitando da informatore del farmaco e specialista in farmaci di vario genere, gli amici medici degli ospedali psichiatrici con le mie medicine “miracolose” e parlando con i “pazienti”, i quali, essendo “pazienti” non potevano fare altro che sopportarmi; ma, soprattutto, rapportandomi con tanti individui di vario carattere e, spesso, soffrendo di sensi di nausea e di tanta voglia di tornarmene a casa.
Eppure tantissimi di tali esseri umani erano socialmente classificati come esseri “normali” che più non si può, credo nemmeno dopo una serie di elettroshock di varie settimane.
Dopo una breve esperienza come docente di Scienze in un Liceo classico Salesiano di Soverato, dove conquistai i miei alunni della quinta classe, procurandomi la chiave ed aprendo loro il laboratorio di chimica e scienze, e la simpatia del preside che, forse, non vedeva l’ora di far pulire quel museo.

Lavora, dopo pochi mesi (riecco un altro cambio di forma verbale. Rallentate per favore o cadiamo) per 23 anni in due multinazionali farmaceutiche come Informatore del farmaco. Professione che impiegai non poco a interpretare e comprendere nella mia lunga vita lavorativa ed in cui ritengo, senza vanità alcuna, di aver seminato il frutto della mia particolare natura (assolutamente non OGM), guadagnandomi la stima di tanti onesti ed il disprezzo di pochi altri avidi, invidiosi ed eccessivamente orgogliosi esseri umani.
Tra gli onesti faccio rientrare alcuni miei alunni del liceo che, nel frattempo, erano diventati medici e, in ambulatorio, mi chiamavano prof. invece di dottore. Cosa che mi rendeva felice, essendo ciò che sono stato e sono.

L’effetto estetico, ma ricco di contenuto, di una frase in cui vivono forme grammaticali diverse si ottiene anche dall’uso di termini fantasiosi e, fino ad allora, inesistenti. Trattengo per ora la voglia di esprimerne qualcuno a voi dedicato, ma non illudetevi di salvarvi da questo mio lessico mai esistito.

Chi scrive di se stesso ed esprime se stesso in tale stile si percepisce, contemporaneamente, nel momento della sua scrittura, pur osservando e descrivendo il se stesso anche in un altro piano temporale (tranquilli, siamo tutti sani di mente). Possiamo dire che, così, si crea un effetto fantastico e surreale della propria realtà, simile al sogno. Eppure, in questo alternarsi, entrambe le diverse forme grammaticali sono unite in una medesima realtà ed in una stessa storia umana (adesso non esagerate, qui è facile). Lo immagino, tuttavia, che forse a qualcuno di voi rischiano di fondersi gli assoni degli astrociti e non mi prendo alcuna responsabilità, ne vi giudicherò degli imbecilli se vorrete tornare nel vostro solito mondo.

In fondo, il solo fatto di essere arrivati qui vi rende già miei molto onorevoli amici. Bah, riposiamoci un poco; l’argomento lo chiariremo e lo approfondiremo un’altra volta, lasciatemi tempo. Ne abbiamo in abbondanza, essendo questo il sostegno dell’esistenza, ma non è facile imprigionarlo nel proprio animo per cercarne la sua verità, nello scorrere della vita che egli stesso rende possibile.
Come si fa a chiudere e studiare il tempo nel proprio animo?
Seguitemi, credo che ve lo dirò.

E' stato (cambio di tempo verbale e scalo di marcia) presidente dell'associazione provinciale degli informatori, AIISF, di Catanzaro e presidente AIISF regionale della Calabria. Autore nel 2000 e nel 2002 di due testi sulle caratteristiche pratiche ed i problemi della professione di Informatore del farmaco.

Acquisisce, grazie alla sua caparbietà negli studi notturni (ah, dimenticavo di dirvi che tutti noi calabresi, oltre ad avere un elevato senso del rispetto, difficilmente cambiamo o rinunciamo alle nostre idee ed iniziative), una notevole competenza nelle tecniche Informatiche e, soprattutto, in Internet e fonda, il 20 febbraio 2000, l'organo culturale on line di settore, informatori.it, che diviene il media di riferimento culturale, a livello nazionale, della cronaca degli avvenimenti del settore stesso e memoria storica dei problemi e delle lotte professionali vissute quotidianamente dagli Informatori del farmaco.

Collabora con le maggiori associazioni mediche della Calabria FIMMG (www.fimmgcatanzaro.it) e SIMG e con L'OMCEO provinciale di Catanzaro, dei quali è stato autore e curatore dei rispettivi siti Internet, oltre che sincero e grande amico.

Nel 2001 e nel 2004, su proposta degli studenti, è chiamato a tenere due seminari sull'informazione del farmaco dalle Università di Camerino e Palermo.

Per cinque anni, dal 2001 al 2004 e nel 2006 svolge incarichi di docenza presso la scuola regionale di formazione dei Medici di Medicina Generale ed in convegni ECM , sugli aspetti informatici della professione medica.
Il 19 giugno 2004 viene iscritto negli elenchi speciali dell'Ordine dei Giornalisti Italiani.

Il 30 giugno 2004, essendosi scassati i “cabasisi” di sua proprietà (chiedete spiegazioni ad un amico siciliano. Ah, Camilleri, perché invecchi ? A chi il Creatore darà il talento per sostituirti ?), in seguito a vari incidenti lavorativi, lascia l'attività di Informatore del farmaco per dedicarsi, come impresa individuale, alla rivista informatori.it ed alla diffusione della cultura della legalità nel settore dell'informazione scientifica del farmaco.

Negli anni accademici 2005-2006 e 2006/2007 vince due incarichi per titoli, come docente di informatica nei corsi di laurea della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università "Magna Graecia" di Catanzaro, operando a tutti gli effetti come docente universitario nei suddetti corsi, fino ad entrare nella Commissione di Laurea Triennale nell'A.A. 2006/2007 dedicata agli Ispettori Sanitari dell’Italia meridionale, quale relatore di cinque tesi di laurea dei suoi allievi, scelte da questi, in materia informatica. Uno di essi m'impressionò, essendo riuscito da solo, con un suo programma, ad informatizzare una intera Asl della Campania.

E’ dei miei allievi il merito di aver compreso e di avermi fatto capire che riuscivo a comunicare loro i non facili concetti dell’informatica in un linguaggio semplice e comprensibile. Ero, cioè, ciò che dovrebbe essere un vero docente e qualcuno si è anche azzardato a dire che ero il migliore, aumentando, con ciò, non il suo voto di laurea ma la mia già non poca vanità. La semplicità nell’esporre concetti complessi, sicuramente derivava anche, se non soprattutto, dai miei tanti anni di comunicazione scientifica con i medici.

Pubblica nel 2006 il testo didattico "Informatica Generale", indirizzato agli operatori sanitari.

Il 13-15 Ottobre 2006 cura, con il suo time, diretto dall’amica avv. Daniela Fazio, l'organizzazione logistica del 1° Congresso Regionale della SIMG Calabria, Villaggio Calaghena - Montepaone Lido (CZ) con la presenza di oltre 300 medici iscritti e del Direttivo Nazionale SIMG.

Nel 2013 fonda, insieme ad altri amici, l'Associazione Nazionale Etica e Salute (www.eticaesalute.it) in cui opera come autore e curatore del sito internet.
Dal marzo 2015 è accolto ed iscritto nel nuovo Albo degli esperti e collaboratori dell’AGENAS - Ministero della Salute - nei campi di competenza informatica e della comunicazione.

Torniamo, ora, dai titoli culturali a quelli nobiliari, che gareggiano con i primi per la loro capacità soporifera. Chi teme di non resistere alla lettura del testo completo, attivi la funzione di chiusura automatica temporale del proprio computer, ma soprattutto disattivi la funzione di lettura automatica del testo presente su Windows 10. Al risveglio risparmierà una seduta dallo psicanalista.

Il nostro cognome deriva proprio dal lupo, almeno secondo l’araldica del simbolo che contiene questo orgoglioso animale mentre rivolge il capo in alto verso un’aquila nera. La cosa non suggerisce che fra noi esistano degli uomini-lupo, ma che il nome derivi dal lupo è abbastanza credibile se si pensa che nelle montagne calabresi ci sono più lupi che pecore. La forma dispregiativa "nacci" fa pensare tuttavia alla derivazione da un'attività frequente di caccia di tali amabili animali.

Se proprio non ne potete fare a meno di vedere il simbolo e la corona, e non siete ancora caduti in depressione, ho piazzato la pagina qui, dove troverete anche varie notizie storiche successive al secolo XIII, riportate su una pergamena presente in forma similare in diverse fonti internet di araldica, fatto che suggerisce che le notizie riportate provengono dalle medesime fonti.


http://www.nobili-napoletani.it/Lupinacci.htm

Qui trovate una sintesi molto breve ma aggiornata della mia carriera, essendo la medesima molto veloce e breve come la durata di una vita, ed alcuni link sui certificati di alcuni titoli (carta canta verba volant finchè non sparant):


www.eticaesalute.it/chi_siamo/defaultchisiamo.html#Francesco_Lupinacci

Confesso, con vergogna, che mi riconosco, come residua eredità dei miei antichi avi, l’istinto genetico e poco Cristiano, di fare a pezzi chiunque si permetta di abusare del popolo e dei poveri o di esprimere dubbi sulla mia storia umana e professionale. Equivarrebbe a darmi del bugiardo e reagirei distruggendo verbalmente il vostro essere e la vostra miseria. Tale reazione l’ho trovata in un film di Spielberg “Ritorno al Futuro” quando qualcuno chiamava “codardo” il protagonista Marty McFly .

Tale vergogna trova conforto solo nella certezza che tra i tanti difetti non ho mai trovato in me l’istinto di mentire. Se incontraste un Lupinacci che certamente racconta falsità, state attenti è lui stesso un falso. Chiedetegli l’esame del DNA, del Carbonio 14 e di un centinaio di testimoni.

Saremmo tra i pochi Baroni, o ad essi affini, della Calabria ma, io almeno, non ho mai barato. Altrimenti sarei nella mia villetta a godermi il sole ed il mio cagnetto Billy.

Conclusione: Per quanto misero possa apparire questo desiderio, come tanti, aspetto di percepire una pensione, già riconosciuta. Dopo tale traguardo, umano e burocratico, riprenderò il completamento di questo mio ultimo libro.

A proposito, visto che sto scrivendo, vi comunico in differita che la pensione mi è già arrivata da dicembre 2018.

Il testo incompleto è composto di studi scientifici ed intellettuali e ciò ci aiuta tutti nell'ultima parte della nostra vita, tra le nebbie della mente, ad attingere e vivere, finalmente coscientemente, con la modestia e l’umiltà necessaria, l'avvicinarsi al vero fine dello studio della nostra vita.


Il testo di quest'opera tratta delle materie più varie; di storia, fisica, filosofia, termodinamica, scienza tramite la quale ho osservato, sperimentato e descritto, da anni, adoperando un mio testo legato alla sua relativa ed immutabile data digitale, dei comportamenti omogenei nei metalli dello spostamento al loro interno del calore. Tale spostamento, in un corpo metallico, procede con maggiore e proporzionale velocità quando tale corpo è immerso con la parte più calda in un liquido a bassa temperatura. In parole semplici, più è alta la temperatura di partenza del corpo metallico, tale da renderlo incandescente, e più è bassa quella del corpo liquido (diciamo quella dell’azoto liquido) maggiore sarà la velocità dello spostamento del calore all’interno del corpo solido in cui è contenuto.

Finché questo calore non si sarà trasferito tutto, a gran velocità, in due direzioni, sia nel lato immerso del corpo liquido ed altrettanto velocemente nel lato caldo opposto del corpo solido, facendo aumentare enormemente la temperatura della sua parte terminale calda. La qual cosa è dimostrabile dalle urla che emetterete toccando quella estremità che prima era fredda.

Se nessuno dimostrerà di averli osservati descritti e sperimentati in egual modo e prima di me, facendo fede la data digitale in cui ho descritto per la prima volta tale fenomeno, questo comportamento termico, dopo gli opportuni e mai sufficienti approfondimenti sperimentali, si chiamerà “legge termodinamica di Francesco Antonio Lupinacci”. Altre materie contenute nei miei studi e non meno affascinanti sono l’esistenza delle dimensioni e delle meccaniche quantistiche e galattiche, ed ogni altra branca scientifica conosciuta a cui mi sono avvicinato.

Tale lavoro è nato in una vita umana, la mia, ma potrebbe anche essere quella di chiunque, fatta anche di dolore, ma sicuramente lontana dalle battaglie e dai sogni della vita dei miei avi. E comunque sia ciò che è fondamentale dire è che il desiderio della conoscenza della verità sull’esistenza ed i suoi segreti è un dono che molti hanno, spesso senza sapere di averlo e che potrebbero sviluppare senza la necessità di essere dei geni.

Il testo, nella sua prima parte, essendo scritto su carta e non esistendo all’epoca i computer, è stato digitalizzato, postumo, dalla mia amata prima figlia Alessandra, che ringrazio. L’abilità con cui ella lo ha digitalizzato non è sicuramente ereditata da me. Non è infatti un mio pregio di riuscire a scrivere su un computer senza la necessita di guardare la sua tastiera. Ma che la mia amata figlia sia mia e della sua amata mamma non ho il benché minimo dubbio. Col tempo ho imparato che i talenti, come il Santo Spirito, si poggiano e risiedono dove, come ed in chi gli pare. Basta rispettarlo ed avere fede in Lui.

Se lo dovessi terminare, non avendo alcuna ambizione particolare, se non di avvicinarmi ancora di più alla verità del creato, che noi siamo e che ci avvolge, mi allontanerei da una delusione che per un umano come me sarebbe di finire una vita senza averne veramente mai vissuto fino in fondo la ricerca del suo reale scopo ultimo.

Mi auguro che, dopo tanti decenni di fatiche, studi e sofferenze anche il nostro Creatore sia interessato a leggere ciò che il suo giullare riuscirà a completare. Se mai ci riuscirò il merito sarà solo Suo, perché tutti i doni ci vengono dati e sul suo giullare solo uno potrà dare il giudizio finale. Se non completerò la mia opera vorrà dire che avrò sbagliato in qualcosa, forse eccedendo nel mio orgoglio intellettuale, ma, se cosi sarà, vorrà significare che per me e per voi sarà stato meglio così.

Francesco Antonio Lupinacci

--------------------------------------------
Questa breve storia non è stata proprio brevissima. Eppure pensate come sarebbe stata se avessi iniziato il racconto dall'età in cui ero un chierichetto.
Grazie a tutti coloro che sono riusciti a giungere integri e sani di mente fin qui.

 
TRENT'ANNI FA', BOZZA DELLA GIOVINEZZA (in integrazione, chiarimento ed aggiornamento)
LA BOZZA ORIGINALE CHE SEGUE E' STATA SCRITTA ISPIRANDOMI AL 12 CAPITOLO DELLE "CONFESSIONI DI S. AGOSTINO", FORSE IL MIGLIORE INTERPRETE DELLA PAROLA DI DIO SULL'ARGOMENTO DELLA CREAZIONE E SULLA NATURA DEL "TEMPO".
DOPO CIRCA TRENT'ANNI E' STATA RISCRITTA, DAL LIBRETTO ORIGINALE CARTACEO, ESISTENTE, IN FORMA DIGITALE DALLA MIA PRIMOGENITA "ALESSANDRA". CHE RINGRAZIO.
Noterete una grande differenza stilistica con la parte precedente (vi porrò rimedio con delle note umoristiche. Ma sto seguendo un gruppo di ascolto per disintossicarmi dalle battute. Quantunque non capisco perchè vanno via quando arrivo). La parte che segue è stata scritta a penna circa trent'anni prima dell'altra. Il solo avvicinarmi a questo seguente scritto mi fa sentire in un tempo che ora non ricordo di aver vissuto ed esprime concetti estremi e profondi che ora non ricordo neanche di aver pensato. Solo presupponendo di avere avuto, nello scriverla, l'assistenza di nostro signore Iddio, o dei suoi Angeli e dei suoi Santi, mi indurrà a rileggerla ed a tentare di chiarirla e migliorarla con le parole dell'uomo; avvicinandola a ciò che ritengo che Iddio vuole ed ha sempre voluto da me, povero, piccolo e uomo sovrappeso, cosi lontano dalla sapienza e dall'intelligenza di S. Agostino.
 


Nota del 2019: leggendo il mio testo di trent'anni fa mi rendo conto di essere andato, negli anni, più a fondo nella decifrazione di alcuni concetti complessi. Per cui i miglioramenti concettuali eviterò, da ora,  di segnalarli come "note 2019". I miei umorismi, essendo dipendente, li potete rivendere al mercatino del venerdi'. Magari trovate qualcuno a cui piacciono. Proseguo. Pur capendo, ora, che Dio' stesso, che è la verità, mi è sempre stato accanto in tutta la mia vita ( D'ALTRA PARTE MI DEVONO ANCORA 38 ANNI DI PENSIONE. NOSTRO PADRE MI DOVRA' SOPPORTARE E L'INPS MI DOVRA' PAGARE).

Questo è ciò che nostro Padre ha sempre voluto da me sin dalla mia nascita e in tutta la mia vita: la verità; dando un senso concettuale scritto ad essa, nonostante il mio essere peccatore o, forse, proprio per questo, che non mi fa migliore di nessuno ma mi avvicina a tutta l'umanità.




APRIAMO LA NOSTRA MENTE ED IL NOSTRO SPIRITO E PARTIAMO

IL FONDAMENTO DELLE NOSTRE IDEE, DESCRIZIONI E CONVINZIONI, DI SEGUITO ESPRESSE, NON E' SPERIMENTALE MA DERIVA DALLA "LOGICA", RICCHEZZA INTELLETTIVA PRESENTE IN VARIA MISURA IN TUTTA L'UMANITA E GRANDE FONTE DI CHIARIMENTO DELLA VERITA' DELLE COSE ESISTENTI.

LA COSI' DETTA "FEDE" CI METTE LO ZAMPINO NEI NOSTRI SCRITTI SOLO QUANDO ANCHE CON LA LOGICA NON RISOLVIAMO E CHIARIAMO TUTTI GLI ASPETTI DELL'ESISTENZA DI OGNI COSA. A MIA MEMORIA ABBIAMO CORRETTO SPESSO LE NOSTRE AFFERMAZIONI MA SOLO PERCHE' NON RISPETTAVANO LA "LOGICA".

AD ESEMPIO, UNO DEGLI ASPETTI PIU' MISTERIOSI PER NOI E ANCORA DA STUDIARE ED A CUI DARE RISPOSTE "LOGICHE" ALLA SUA ESISTENZA (ESSENDO APPARENTEMENTE INUTILE) E' LA "STUPIDITA' " DI UNA PARTE ENORME DEGLI ESSERI UMANI NELLA STORIA PASSATA E NEL PRESENTE. MA, NON ESSENDO "LOGICAMENTE" INUTILE ALCUNA DELLE COSE ESISTENTI, DOBBIAMO SOLO TROVARE LA  GIUSTIFICAZIONE LOGICA ALLA SUA INNEGABILE ESISTENZA.

ANCHE PER QUESTO SPESSO ABBIAMO RITENUTO NON COERENTI CON LA LOGICA MOLTE DELLE AFFERMAZIONI DELLA FISICA, DELLA FILOSOFIA E DI ALTRE SCIENZE FONDATE DALL'ESSERE UMANO E NE ABBIAMO DATO UNA DIVERSA INTERPRETAZIONE, DI CUI, A NOSTRO PARERE, NOI NON SIAMO LA FONTE MA LO E' LA "LOGICA" CHE, NON PER NOSTRO MERITO O SFORZO, POSSEDIAMO.

ESSA E', PER LOGICA, LA DIMOSTRAZIONE DELL'ESISTENZA DI UNO DEI MAGGIORI TRAGUARDI, AD OGGI, DEL MIGLIORAMENTO RAGGIUNTO DALL'INTELLETTO DELL'ESSERE UMANO.

Pausa o qui ci viene un altro capitolo ed io, come spesso ripeto, odio scrivere. Proseguiamo

Dio ti ringrazio dell’opportunità che ci dai di comprendere la tua parola. La tua parola che è verità e che è al principio di tutto ciò che è creato.
La verità per l’uomo sta nel conoscere la vera motivazione dell'esistenza e consistenza delle cose e degli esseri viventi, la loro origine, la loro correlazione reciproca ed infine la loro funzione nell'esistenza e nel tempo.


La conoscenza del mondo dimostra che tutto è intercorrelato da una stretta parentela che parte dalla porzione più piccola del creato fino alle parti più grandi e complesse. Sono le parti più piccole che si connettono tra di loro per dare origine, seguendo un loro comportamento intrinseco, secondo delle regole che possiamo definire "intelligenza" della materia, ad una parte più grande e con funzioni sempre più complesse.

La fase finale attuale, sulla terra, di tale complesso e prograssivo procedere del creato è l’essere umano e tutti gli esseri in cui si esprime la coscienza dell’essere.

L’essere umano non è più importante di un qualunque altro essere vivente in quanto con funzioni vitali diverse ma in quanto esprime la capacità ultima del creato: la coscienza di sé. Tale capacità è una tappa, una situazione intermedia, del grande piano della creazione. Rappresenta la possibilità di capire di essere in un cammino di realizzazione di qualcosa di molto più complesso e più grande del proprio essere umano, come oggi ci appare.

L’essere umano incarna, oggi, qualcosa, e segue delle regole che già erano intrinseche nel suo essere all’inizio della creazione della materia e di quant'altro ad essa è legato: l’anima e (secondo Gustavo Adolfo Rol) la cosiddetta parte spitituale dell'anima, sua compagna in una forma che egli chiama "spirito intelligente"; è quello che possiamo descrivere al meglio come il vestito della creazione: la sua parte spirituale, che è un tutt'uno con la totalità dell'esistente. Il corpo e le capacità dei sensi di questo essere così complesso che è l’uomo permettono l’esprimersi nel tempo dell’anima e dello spirito intelligente, fatti ad immagine e somiglianza del loro creatore.  Ma la Creazione di Dio è molto piu' complessa e diversificata di questa parte di creazione, descritta nella maniera più semplice possibile.


L’anima fatta ad immagine e somiglianza del creatore possedeva anche la sua esterna presenza poiché al principio il tempo non era stato creato; e dove non esiste il tempo, lì esiste l’eternità. Il tempo rappresenta la condizione necessaria per l’esistenza dello spazio. Senza il tempo, lo spazio non avrebbe il modo per esistere e svilupparsi secondo le intrinseche leggi che gli sono state date.

La creazione consiste in un insieme disomogeneo di parti semplici e parti complesse. Ognuna delle parti della materia ubbidisce alla grande legge della evoluzione il cui frutto attuale è costituito dall’essere umano. Tutto lo spazio è ripieno di tali parti. La coscienza dell’essere è il punto di partenza del piano di salvezza di Dio sull’animo umano (se qualcuno mi ruba questa frase per suoi fini è un ladro, ma me la può rubare, perchè mi è stata donata ed è di tutti. Se mi cita gli sarò grato).

Il presente è il punto di unione tra spazio e tempo.

Il tempo è un mezzo che consente alla creazione esistente di mutare e corrompersi. Quindi iltempo stesso è la condizione della esistenza e corruttibilità della creazione. Ma l’anima è eterna, nella buona o nella cattiva sorte; essa è stata creata ad immagine e somiglianza del creatore prima di essere inserita nella carne del tempo. L’anima quindi è inserita nello spazio e nel tempo ma è perciò diventata corruttibile?

Esiste poi una vera corruzione della creazione o non piuttosto una maturazione di questa verso una sempre maggiore complessità?
Se l’anima era prima del tempo, anche ora che ne è imprigionata ne rimane al di fuori. Ma come può avvenire tutto questo? Solo colui che ha creato può distruggere e cioè annullare la creazione.

La creazione è un desiderio di Dio (?)

È, come tale, una espressione di Dio creatore in cui matura il destino dell’anima. L’anima è legata alle caratteristiche della creazione. Le subisce finché non riconosce se stessa; non si rende conto della sua diversa natura e della importanza di perseguire il suo scopo, cioè slegarsi dalla creazione e dal tempo per riacquistare la sua vera natura al di fuori della creazione e del tempo. L’anima, infatti, non può rimanere nella creazione poiché il modo di essere di questa è la mutevolezza e cioè che deve stare con Dio non può mutare perché per mutare occorre essere nel tempo ed il tempo non è presso Dio. Il tempo è solo un mezzo; la creazione è solo un mezzo per consentire all’anima di prendere coscienza di se stessa, di sentire nostalgia per la sua dimora e desiderare di ritornarvi.
“ed io farò cielo nuovi e terra nuova” (lasciato spazio per inserire indicazione esatta della citazione).

Saranno cieli e terra in cui l’anima dell’essere umano troverà la sua eterna dimora affinché tale nuovo ambiente sia durevole ed incorruttibile dovrà vivere una esistenza diversa da quella in cui il tempo corrode e passa. Sarà una vita forse con un tempo diverso od in cui i cieli e la terra, e tutto ciò su cui si appoggerà l’anima, saranno sostenuti dal padre stesso e perciò non muteranno. Il tempo sarà allora un dono in più. E della sua essenza rimarrà solo il beneficio della vita e non la mutevolezza.

“Vado a preparare un posto per voi” (lasciato spazio per inserire indicazione esatta della citazione).

Quel “posto” è già pronto al di fuori del nostro tempo ed accoglie chi ha desiderato veramente di andarci. Essendo fuori del nostro tempo e della nostra storia non ha bisogno di questa, quando il giudice supremo schiuderà le porte agli ultimi suoi santi. Quel “posto” è sempre stato là dove è ancor prima di essere annunciato, per accogliere i santi di Dio dal loro primo sorgere.

Il tempo è un mezzo, una conseguenza, un dono e una condanna.

È un mezzo tramite il quale si esprime la mutevolezza, e quindi l’esistenza. È una conseguenza della libera scelta di allontanarsi dall’immutabile senza tempo e, perciò, ritrovarsi nella mutevolezza e, quindi, nel tempo. È un dono se adoperato per ricuperare l’esistenza perduta ed il senso dell’immutabilità; è una condanna poiché nella mutevolezza nasce anche la morte. (NOTA 2019: BRUTTO IETTATORE. ME LE DICO DA SOLO PER FARVI RISPARMIARE TEMPO).

La morte materiale è solo la perdita del sostegno materiale dello spirito; poiché è nella materia e nel tempo che lo spirito esprime la sua esistenza e possiede la sua possibilità di arbitrio tra il rimanere legato al valore della materia e quindi della mutevolezza od il rivolgersi verso l’origine senza tempo e quindi senza mutevolezza.

Il tempo è una condanna poiché in esso si compie la consumazione dello spirito nel rifiuto della origine e nell’allontanamento verso la creazione piuttosto che verso il creatore.

Il tempo non è un concetto astratto bensì è una parte della creazione. Il tempo non avrebbe scopo senza la materia e senza lo spirito come pure questi ultimi non possiederebbero la esistenza mutabile senza tempo.

Il tempo è il tempo(NOTA 2019: CASPITA SEI PROPRIO UN GENIO, NON CI SAREI MAI ARRIVATO OGGI). È la possibilità di muoversi e di mutare; è l’espressione della infinita intelligenza e potenza del creatore. Anche immaginando di poter comprimere tutta la materia esistente in un sol corpo, il tempo esisterebbe egualmente dentro tale corpo poiché dove vi è movimento vi è tempo e tale corpo è stato creato con l’energia per muoversi secondo reazioni prestabilite. Tale energia è una caratteristica naturale del corpo stesso che possiede, quindi, in se stesso anche il tempo.

Il tempo si può quindi racchiudere ed estendere seguendo i movimenti della materia; poiché tempo e materia costituiscono due caratteristiche di una sola creazione. Dovunque c’è materia lì c’è tempo; dovunque c’è movimento c’è materia; dovunque c’è materia, c’è movimento.

Lo spirito si lega alla materia ed al tempo modellandone le forme e costituendone la parte più preziosa che è la vera vita.
“La verità vi farà liberi”.

La libertà consiste nella conoscenza della verità. Si è tanto pù liberi quanto più si conosce la verità. Poter avere la libertà significa liberarsi dai falsi concetti sui rapporti che legano lo spirito alla materia ed a se stesso. Lo spirito cresce nella creazione in un legame materiale e spirituale che condiziona l’evolversi della sua cognizione della verità e la distorce. Lo sviluppo dello spirito è fortemente condizionato dalla presunzione che la verità sia racchiusa nella creazione stessa a cui si rivolge per trovare un senso alla sua esistenza ed alla realtà che lo avvolge.

Lo spirito cresce

Ogni essere umano rappresenza per lo “spirito” una ulteriore possibilità per ritrovare la sua vera consistenza; la sua verità, la sua casa. Lo spirito è la vita creata, ma è anche la materia? Oppure sono due realtà distinte ed unite da un solo fine? La materia sembra vibrare tutta di vita: a tal punto da apparire una cosa sola con la vita (cioè con lo spirito creato). Lo spirito sembra guidare l’evolversi della realtà permeandola di se stesso (cioè di vita).

La crescita dell’essere umano e dello spirito che esprime con esso il tentativo di riacquistare la cognizione della verità e dei veri rapporti con se stesso (ama il prossimo tuo come te stesso) è soffocata dalle false cognizioni della realtà e del suo significato che permeano lo spirito stesso.
La distruzione della materia è la morte dello spirito sono solo apparenza poiché entrambi rimangono in loro stessi (solo la sofferenza rimane come segno nello spirito di quell’altro tentativo di riacquistare le sue vere sembianze).

La vera vita

Il concetto di vita è ricavato dalle realtà percepite ed è quindi limitato dalle possibilità di percezione delle varie componenti la realtà. Il concetto di vita è anche limitato dalle interpretazioni del ruolo e della finalità che ciascuna realtà assume nell’insieme globale delle realtà percepite.
Il concetto di vita è tanto più vicino alla realtà quanto più profonda è la conoscenza delle componenti e del significato globale in cui esse vivono e si sviluppano.

Il concetto di vita

Lo scopo della vita non è la sopravvivenza, poiché se la vita è una energia intelliente che si è espressa dalla e con la materia detta inorganica, allora tale possibilità verrebbe preservata quand’anche sulla terra venisse distrutto fino all’ultimo filo d’erba. Quindi nulla di conosciuto potrebbe distruggere la vita, la quale si incamminerebbe di nuovo per le sue segrete vie, qui o altrove.
È per questo che la riproduzione continua delle forme della vita ed il loro ulteriore complicarsi, trovano scopo e significato nella ricerca e nel desiderio della loro verità.

La vita del creato è un continuo rapporto tra l’avere ed il restituire. Ogni spirito umano esprime una possibilità, singolare per la diversità di avvenimenti in cui è soggetto ed oggetto e per il tempo di cui dispone, di ritrovare se stesso ed il suo rapporto con l’eterno.
Da tale punto di vista ogni vita è un dono; cioè una possibilità di riconciliazione. Ma la vita è anche restituzione di tale dono all’insieme creato da cui esso è stato generato.

Tale discorso può apparire al dubbio circa il valore e l’esistenza della singola identità spirituale, ma non possiamo ignorare che la natura dell’esistere è misteriosa e che se la vita si esprime in una continua evoluzione non sarebbe logico pensare che lo spirito evolutosi nella e con la cosiddetta materia non debba poi conservare una sua identità, sempre più complessa e più vera, invece di rientrare nel grande mare della vita da cui ognuno e ogni cosa creata trae origine. Perciò, quello che si restituisce alla vita non è solo la materia e la forma ma anche l’energia spirituale, forgiatasi nel tempo e nell’esistenza contingente in modo più complesso.

D’altra parte è sempre ragionevole pensare che il frutto della evoluzione perderebbe qualsiasi senso se rientrasse totalmente nella creazione di base, quindi, pur rimanendo una struttura reale di base (la società) può fungere da fonte e terreno di evoluzione spirituale, la creazione ritrova se stessa nella fioritura continua di spiriti nuovi che vanno ad arricchire il mondo spirituale, intermesso della riconciliazione della creazione col suo creatore ma anche il mondo reale di base modifica nel tempo le sue caratteristiche materiali e spirituali arricchendosi di nuova coscienza e conoscenza di sé.

Il vero limite della creazione è nella creazione stessa. Consiste nel credere la propria consistenza, il proprio esistere, come scopo sufficiente di sé. Ma è veramente autosufficiente e padrone del proprio esistere solo Colui che può tutto. Colui che è al di sopra del tempo e della mutabilità. È altresì constatabile come l’esistenza contingente dell’essere umano si svolga guidata da desideri di possesso materiali o dell’altrui considerazione, che dimostrano il limite ed il legame che caratterizzano la sua esistenza. La soddisfazione che prova l’uomo che possiede molti beni o molta considerazione è il vero inganno che condiziona i rapporti umani e, con le cose, e li falsa. I beni materiali o la considerazione dei propri simili sono espressioni legate al tempo ed alla mutevolezza della esistenza, quindi, di per sé, non hanno valore.

Tali espressioni e tutti i desideri sono validi quando concorrono alla realizzazione del bene della creazione. La vera solidarietà trova il suo valore quando parte dal desiderio di incrementare nell’altro la coscienza e la conoscenza della propria verità.

Il bene della creazione non può consistere in altro che nella ricerca della propria verità e nella sua applicazione concreta nel contingente.
Dove non esistesse lo spazio, lì non esisterebbe neanche il tempo.

L’esistenza vuole il tempo, il tempo è nell’esistenza, l’esistenza è il tempo, la materia non esiste senza materia, perciò il tempo e la materia sono strettamente vincolati.

L’esistenza è mutabile poiché esegue nel tempo dei movimenti.
Il movimento è quindi condizione della mutabilità dell’esistenza. Ciò presuppone che un’esistenza per essere immutabile deve essere priva di movimento; ma poiché il tempo è una condizione essenziale del movimento, un’esistenza immutabile deve essere anche senza tempo.

Ma come può essere un’esistenza senza tempo se esso è condizione essenziale dell’esistenza? Sì, ma dell’esistenza mutabile, non di quella immutabile.
Da tutto questo si capisce come bisogna rinunciare sia al tempo sia al movimento per avvicinarsi alla verità.

L’uomo ad immagine e somiglianza del creatore
È l’essere umano fatto ad immagine del creatore? Come bisogna intendere tale somiglianza?

Se l’uomo è il fine della creazione e se esso vale solo per spirito di coscienza e conoscenza incarnatosi e sviluppatosi nell’umana specie, allora può anche intendersi meglio tale somiglianza; poiché il creatore è senz’altro spirito di coscienza e di conoscenza infinita, dato che nessuno meglio di Lui, che è tutto e tutto governa, può esserlo.

Quindi la somiglianza col creatore risiede in tali grandi doni: la coscienza e la conoscenza. Se tali doni si fossero evidenziati in una qualunque altra creatura essa sarebbe stata immagine e somiglianza del creatore. Sviluppando tali doni, nell’evolversi della creazione, l’essere umano ha acquisito il dominio di questo mondo.

Come può e dove può esistere una dimensione spirituale. È collegata col mondo della creazione mutabile e, quindi, sottoposta alle sue leggi oppure ne è svincolata? Inoltre il mondo spirituale è il mondo dell’eternità o una dimensione intermedia per ciò che deve venire?

L’anima umana appena creata aveva coscienza di sé e coscienza di Dio ma non aveva la conoscenza del bene e del male per la quale rinunciò al suo stato divino ed eterno per quello mutabile e mortale (rivelazione). Ma cos’è il maloe: allontanarsi dalla verità, legarsi al finito ed al mutabile, perseguire sogni effimeri. Il male è vedersi esistere e cercare un falso senso di tale esistenza. Il male è convinzione di potersi distaccare dalla propria origine. Tale convinzione si rende possibile all’inizio della propria esistenza poiché l’esistere di una identità diversa dal creatore presuppone l’esistere anche di un diverso modo di concepire la propria e l’altrui realtà.

E ancora, cos’è la conoscenza del bene; e se l’essere umano acquisì tale conoscenza perché non gli fu dato di sceglierla in alternativa a quella del male. La risposta può essere che con tale conoscenza l’essere umano diveniva vulnerabile alla tentazione dell’angelo del male. Entrava in un gioco morale in cui la posta era la sua vita eterna.

Nell’uomo si ripetono quegli stessi eventi che hanno generato il primo grande distacco e l’origine del male. Il rifiuto del creatore inizia con la coscienza di vivere con un’illusione di indipendenza da esso; un’indipendenza che pretende di divenire sempre più dominio di sé e della realtà circostante. Ma la realtà è indivisibile dal creatore e pretendendone il dominio si pretende anche il dominio del creatore stesso.

Per risalire al proprio stato d’origine bisogna prima vincere la tentazione e poi rimettere a Dio la propria conoscenza del bene e del male.
Tutto quello che rimarrà all’essere umano sarà, ancora, la coscienza di se e la coscienza di Dio.

L’essere umano di oggi è la forma materiale di quell’essere divino di un tempo e lotta con la tentazione propostagli ogni attimo dall’angelo del male. Tale tentazione ha lo scopo di convincerlo del fatto di non aver bisogno di Dio poiché da solo può raggiungere la felicità e la sua verità. I mezzi di tale convincimento passano per lo sfruttamento della struttura organica, supporto dell’essere umano, il quale supporto è legato a dei bisogni altrettanto organici, la soddisfazione dei quali e il piacere che ne deriva, convincono l’essere umano che la verità consiste nel soddisfacimento di tali bisogni primari. Da questa convinzione nascono il desiderio del possesso di beni materiali e della considerazione degli altri esseri umani (gloria).

La distanza nella creazione mutabile esiste poiché esistono le dimensioni, ma abbiamo la consapevolezza che le dimensioni esistono in quanto esiste il tempo; è quindi ragionevole pensare che dove non si sia tempo, lì non può esservi neppure distanza; dunque tale nuova dimensione eterna dovrebbe corrispondere al nulla, neppure al vuoto che pur sempre possiede un volume, ma al nulla assoluto.

Il nulla sarebbe la più semplice forma di eternità, poiché ciò che non esiste non può mutare né ha bisogno di tempo per esistere poiché non ha distanza e movimento. Ma come può il nulla essere infinita intelligenza, e soprattutto intelligenza creatrice. Come può il nulla essere qualcosa e qualcosa di eterno.

Riassumendo per ora sappiamo che il tempo permette e supporta la creazione mutabile, che tale mutabilità esiste in quanto legata all’esistenza del tempo, che il tempo consente l’esistenza della distanza e, quindi, del movimento, che in una condizione di assenza di tempo non dovrebbero esistere né la distanza, né il movimento né la mutabilità.

Si potrebbe immaginare il tempo come un grande libro su cui sono scritte le parole della creazione; senza le pagine di quel libro la storia dell’esistenza mutabile non potrebbe appoggiarsi su nulla, né tantomeno potrebbe mutare e scorrere nella sua storia.

Tutto questo farebbe pensare ad una creazione statica nel suo divenire, cioè legata ad un fine prestabilito. Ma per colui che questo libro ha in mano sarebbe facile inserirsi in prima persona o tramite i suoi delegati per modificare i contenuti di qualsiasi pagina, e quindi di tutte quelle seguenti, mutando il mostro destino secondo gli avvenimenti che tali interventi possono provocare.

Alcuni esseri umani possono guardare sopra quel libro intravedendo ora il passato ed ora il futuro ma è molto difficile che si possa modificare ciò che vi è scritto.
L’uomo tende a migliorare il proprio stato, anche se lo fa solo per alleviare i disagi che prova, ma proprio tale tensione presuppone una diversa concezione dell’esistere rispetto a quella delle altre specie animali.

Per l’uomo dunque esiste sempre uno stato migliore da perseguire di cui essere ultimamente soddisfatto. L’uomo vuole migliorare il proprio stato poiché riconosce di vivere dei bisogni organici che in fondo sono i suoi limiti. Nel soddisfacimento dei suoi bisogni fondamentali consiste la condizione per la sua sopravvivenza. Si può supporre che lo stato ideale per l’uomo che abbia una concezione limitata della sua realtà consista nel disporre di vaste risorse materiali (ricchezze) a cui attingere per i suoi bisogni continui (fame, sete, casa) e di vaste risorse umane (famiglia, amici, società) per soddisfare il suo bisogno di identità e di utilità (stima di sé).

In tali condizioni si può trascorrere l’intero tempo di una vita convinti di non poter perseguire scopo più necessario. In tale stato a muovere l’uomo rimane il suo bisogno di avere un senso, di sentirsi utile, che lo spinge a volere che anche altri godano del suo stato (generosità) a meno che lo stato di bisogno altrui (povertà) non sia una condizione indispensabile per mantenere il suo stato di autosufficienza (ricchezza). L’uomo così convinto si organizza in un sistema sociale che tende ad appianare i bisogni di tutti.

Il suo ideale è l’equo soddisfacimenti dei suddetti bisogni. Ma il limite della soddisfazione è un concetto estremamente soggettivo per cui coloro le cui capacità naturali prevalgono su quelle altrui sfruttano tali capacità per assumere dei meriti che giustifichino il possesso di una maggiore quantità di disponibilità (ricchezze) rispetto agli altri.

L’affettività è una reazione innata che si esprime quando intervengono gli stimoli adatti a farla esprimere (madre-bambino, uomo-donna). Quindi la sua esistenza è indispensabile alla sopravvivenza della creatura umana. Tale affettività è molto comune nelle creature più evolute ma in quella umana assume aspetti più complessi dipendenti dalla complessità dei rapporti sociali.

Dunque, cos’è veramente l’affezione?

È l’espressione evolutiva della tensione della creazione a sopravvivere oppure la manifestazione di una intrinseca potenzialità della creazione?
In effetti non è improbabile che la creazione fosse attratta e legata al creatore da un meccanismo del tipo anzidetto che generava una comunicazione affettiva creatura-creazione.

La stima è una considerazione positiva del modo in cui un proprio simile si pone nella società. Presuppone l’approvazione dei criteri che sono alla base di tale modo di porsi e quindi la loro condivisione. La stima è quindi la misura attribuita ad un altro simile del valore e della importanza che questi rappresenta nella società. Il rispetto è invece il riconoscimento della libertà altrui di porsi nel sociale secondo criteri personali anche se divergenti dai propri e quindi disapprovati.

Esiste perciò stima quando esistono dei valori comuni alla base dei propri comportamenti. La stima quindi non è un valore ma una espressione della propria libertà. È la manifestazione delle proprie scelte nei rapporti col mondo.
La bellezza e le leggi inscritte nell’uomo.

I rapporti tra gli esseri umani sono costruiti sulla base di comportamenti che in gran parte derivano da reazioni a stimoli che poggiano sul patrimonio genetico della propria specie. Sono comunemente conosciute come “reazioni istintive”.

Anche il senso della bellezza costituisce una parte del patrimonio genetico ovvero vi è un’altra origine al piacere derivato dalla vista di un essere piacevole, da una musica gradevole o da un paesaggio rasserenante? L’essere umano cerca per sua natura ciò che gli determina stati di benessere e di serenità. La bellezza di un corpo dell’altro sesso ha però anche un senso diverso poiché determina l’attrazione che conduce alla possibilità della riproduzione.

La bellezza di un neonato stimola gli istinti di cura dello stesso al fine di proteggerlo e condurlo verso l’età riproduttiva. Nel caso di una musica, la gradevolezza può essere legata in vario grado alla cultura ed all’esducazione ad apprezzare alcuni insiemi di toni che è propria e diversa a seconda dei popoli considerati.

Il fine di una musica è comunque sempre quello di stimolare sensazioni e sentimenti che si armonizzano con gli eventi umani. Con una musica si può commentare ed accompagnare il variegato sentimento dell’essere umano nel corso della sua esistenza terrena, ma mai una musica può essere piena di sentimento, ma solo evocarlo in chi ascolta, secondo dei canoni convenzionali propri di ogni cultura umana.

Quindi la bellezza della musica è un riflesso di un’altra bellezza che ha stimolato i sentimenti dell’essere umano che ha poi cercato di conservarli interponendo nel tempo degli accordi che fossero riconosciuti da chi li ascoltava come l’espressione del sentimento provato il quale fosse così condivisibile.

La bellezza quindi cos’è?

• Un sistema di ingenerare (correzione macchiata d’acqua non si capisce) comportamenti riproduttivi?
• Una reazione istintiva di piacere?
• Un sistema del trasmettere serenità, gradevolezza?
• Un mezzo di metter l’essere umano alla prova?

Che significato ha, dunque, la bellezza? Senza dubbio essa è utile e indispensabile per la sopravvivenza delle specie viventi. Ma cos’altro? La bellezza è una caratteristica della creazione e riflette le condizioni primordiali di questa.

Tutto il creato, saputo guardare nel suo intimo significato, trasmette sensazioni di bellezza.

L’ultima bellezza sta nella serenità di Dio; è la felicità di essere al proprio posto. Tutto ciò che esprime il creatore è bello. Le reazioni ad una forma bella sono solo reazioni dell’istinto per tale forma, ma la vera bellezza di tale forma sta in ciò che essa veramente esprime: il Creatore.

La Giustizia

La giustizia sta nella verità.

La verità sta in Dio.

La verità è Dio.

È giusto ciò che sta al proprio posto.

Il posto di ogni cosa è in Dio.

È giusto tutto ciò che sta in Dio.


Tutto ci è stato affidato perciò è giusto rispettarlo come una cosa affidata. È perciò anche giusto rispettare ciò che è stato affidato agli altri.


La vera giustizia si pratica con la coscienza di non possedere nulla.

Cercare di possedere qualcosa è solo un’illusione, poiché nulla di ciò che cerchiamo di possedere dura eternamente, ma tutto ritorna al posto da cui è venuto.

L’essere umano vive negli affanni poiché parte dalla ricerca del benessere come fine e per questo sacrifica la sua intera vita. Il benessere può essere solo il mezzo con cui dimenticandosi gli affanni terreni, si può cercare la vera felicità. Cercate prima il Regno di Dio e tutto il resto vi verrà dato in più.

Cos’è il Regno del Padre? È un albero su cui si posano tutti gli uccelli quando è sera.

Lo spirito

La reale consistenza del creato è una simbiosi tra spirito e materia?

Ma è poi veritiero considerare la materia come una parte importante dell’esistenza? O, piuttosto, è giusto considerarla come una parte, chissà quanto piccola, dell’esistenza. Se così fosse, il modo ed il luogo di esistere per la creazione potrebbe essere un passaggio evolutivo attraverso realtà differenti ma tra loro connesse.

Esiste il tempo per lo spirito?


Potrebbe esistere, ma avrebbe importanza solo se lo spirito ne possedesse la cognizione. Perché potrebbe esistere? E quale scopo avrebbe il tempo per lo spirito dell’essere umano? (la risposta alla prossima puntata).

Se il tempo esiste anche per lo spirito, esso ne determina anche la sua dimensione e la sua limitazione, poiché il tempo non può perdere il suo ruolo in nessuna condizione

Il capitalismo

È una ideologia comune di molti uomini secondo cui il profitto è il fine primario dell’agire. Il profitto si migliora diminuendo i costi di produzione e di lavoro, ma soprattutto organizzando sistemi aziendali che stiano dentro un mercato in modo concorrenziale. Occorre una buona organizzazione del lavoro e un prodotto di ottima qualità di cui ci sia richiesta.

Due sono i fondamentali errori dell’ideologia capitalista:
• La non condivisione degli ideali e dei sistemi di organizzazione del lavoro
• La convinzione che bastino solo le menti direttive per avere successo

Valori su cui si basa la società occidentale moderna.

Il capitalismo può essere un sistema su cui basare la società occidentale molto valido, ma forse lo sarebbe stato anche il comunismo per l’Est, se questo avesse conservato il rispetto per la dignità di ciascun singolo individuo e gli avesse fornito un sistema di valori e di condivisione della situazione reale.

Il capitalismo ha ancora tempo prima di degenerare completamente e di essere abbandonato dall’uomo, quell’uomo che non avrà avuto da questi validi motivi per stare al gioco.

Il tempo consente allo spirito di mantenere una tensione verso la pace, vero il Creatore. Il tempo è l’occasione per la creazione di divenire qualche cosa di più evoluto.

Secondo le teorie più moderne, il tempo potrebbe essere schiacciato dalla velocità del movimento di un corpo e così assumere un valore inferiore per tale corpo: o meglio, un corpo in moto veloce nello spazio non sarebbe soggetto al rallentamento del tempo che avviene per la vicinanza delle masse come la terra.

Più un corpo sarebbe denso e più lento sarebbe il tempo su di esso. Detto in termini semplici un corpo materiale, un pianeta o un'alterazione dello spazio che avessero masse enormi riuscirebbero a piegare il tempo ed a rallentarlo.

Secondo tali definizioni il tempo è strettamente collegato alla densità della massa dei corpi.

Per cui, se esso rappresenta solo una proprietà del Creato, come tale, esso varia le sue caratteristiche col mutare delle condizioni dello stesso Creato.

Ma il Creato è un tutto continuo, poiché il nulla non esiste nella creazione, che altrimenti sarebbe distaccata tra essa e ciò è un assurdo. Ciò che sembra nulla, cioè lo spazio vuoto, è un modo diverso di esistere della Creazione con caratteristiche non ancora facilmente intuibili o misurabili dalla nostra sensibilità.

Se ciò è vero, anche il tempo, pur mutando nelle varie condizioni dello spazio, è sempre un continuo con esso.

Quindi, se tutto è un continuo e la velocità dei fatti varia con la densità del creato, esiste la contemporaneità di due fatti?

O anche’essa è un assurdo poiché dovrebbero esistere due zone sottoposte alla medesima forza temporale e cioè con densità identica.

Ma forse ciò, nello scorrere sensato del Creato, non è importante.

Comunque sia, i corpi possano passare da zone con tempi diversi ma ciò perché può accadere?

Perché la Creazione è disomogenea! Essendo caratteristica sua di essere un accadimento, e come tale non può essere omogenea. Una zona omogenea di Creazione non avrebbe significato perché nulla accadrebbe in essa. Sarebbe cioè in stabilità assoluta.

Ma l’eternità e la pace non sono forse la stabilità assoluta???

Forse la Creazione cerca la sua pace! Nella sua stabilità assoluta! Ma la stabilità assoluta è un modo di non esistere?
Ma l’anima è immortale?

La sessualità presenta una giustificazione nella necessità di incrociare il patrimonio dei geni della specie, che così mutati, offrono maggiore resistenza alla invasione dei batteri e virus che non riescono ad adattarsi al nuovo patrimonio genetico dello ospite.
Ma questa necessità di resistere agli attacchi dei virus è un importante motivo della divisione della specie in sessi distinti, allora il sesso perde molta della importanza che gli si è attribuita finora.

Del sesso nell’uomo si parla già nella Genesi quando dice che il Creatore fece l’uomo a sua immagine e somiglianza e da questo trasse la donna., affinché l’uomo non fosse più solo.

Quindi il sesso nacque anche come occasione di sperimentare l’amore del creatore nella famiglia.

Ma allora sorge una domanda: il sesso nell’essere (umano) si è evoluto come per tutte le altre specie nel corso dei millenni? Mentre nella Genesi il sesso veniva creato subito. Come si può rendere coerente tale affermazione con la precedente?

L’eternità dell’anima.

Che senso ha avere un’anima eterna. È eterno solo ciò che proviene da Dio stesso. Se il premio di una vita retta è una vita eterna ciò significa che senza una vita retta non si ha una vita eterna. Quindi l’anima non è eterna ma può diventarlo.
Discordanza temporale nella comparsa del sesso nella specie umana rispetto alla comparsa del sesso nella specie umana biblica. (non ci capite niente, eh?)

1° ipotesi di raccordo
La storia adamitica è una allegoria per cui gli spiriti di Adamo e di Eva comparvero in individui della specie umana ai primordi ed iniziarono a vivere la loro evoluzione terrestre.

2° ipotesi di raccordo
(Uomo e donna) nel Paradiso terrestre n

 

Hit Counter


INDEX